un pò di storia 4

3.13) In provincia di Salerno Alfieri si allea nelle zone di Eboli e della valle del Sele, con il clan dei Maiale; nella zona di Battipaglia-Bellizzi con il clan Pecoraro; nelle zone di Nocera Inferiore, Nocera Superiore e Pagani con il clan diretto da Maurizio Pepe, ora divenuto collaboratore di giustizia, da Giuseppe Olivieri, ucciso nell’ospedale di Cava dei Tirreni il 25 giugno del 1990, da Gennaro Citarella, ucciso il 16 dicembre 1990 e da Antonio Sale, ucciso il 30 settembre 1990; nella zona di Angri, con il clan di Tommaso Nocera; nella zona di Scafati, con il clan Loreto-Matrone; nella zona di Sarno e Scafati con il clan che faceva capo a Pasquale Galasso. Tutti questi boss avevano collegamenti con esponenti delle amministrazioni locali e delle banche. Cio’ emerge, fra 1′a1tro, dal procedimento avviato dalla procura distrettuale di Salerno nei confronti del clan Galasso, che ha portato all’arresto dello stesso Pasquale Galasso. In questo procedimento risultano direttamente coinvolti e sono stati percio’ arrestati un ex sindaco di Nocera Inferiore nonche’ ex presidente della USL 50, I’avvocato Gennaro Celotto (DC), l’ assessore del comune di Sarno, Alberto Florio Belpasso (DC), Alfio Nicotra, direttore del Banco di Napoli sede di Nocera Inferiore, Giovanni Canale direttore della sede di Nocera Superiore del Credito Commerciale Tirreno, per il quale il Tribunale del riesame ha però revocato l’arresto, Nicola Laurenzana vicedirettore dell’agenzia di Nocera Inferiore del Banco di Napoli.  Le relazioni dei prefetti, allegate ai decreti di scioglimento dei comuni di Nocera Inferiore e di Scafati, segnalano l’influenza determinante esercitata su queste amministrazioni rispettivamente dal clan di Gennaro Citarella e da quello di Pasquale Loreto e Francesco Matrone. 3.14) Nella provincia di Caserta, dopo la sconfltta di Cutolo, anche per la mancanza di un clan egemone, esplode una vera e propria guerra di camorra. L’episodio piu’ importante e’ la scomparsa di Antonio Bardellino, probabilmente ucciso in Brasile, nel maggio del 1988. Nello stesso periodo veniva assassinato il suo luogotenente, e nipote, Paride Salzillo. A questo attacco seguì l’ascesa di Mario Iovine, poi ucciso a Cascais il 6 marzo 1991, appoggiato da Francesco Schiavone detto Sandokan.  La morte di Bardellino segna una rottura all’interno del “clan dei casalesi“, che dominava tradizionalmente la citta’ di Casal di Principe e che aveva occupato fin dagli anni ’70 una posizione di preminenza nell’intera provincia di Caserta. L’intensa conflittualita’ interna indebolisce questo gruppo criminale, dedito alle estorsioni, allo spaccio di sostanze stupefacenti ed alle rapine, ma in grado di condizionare pesantemente anche l’amministrazione comunale. Oggi, dopo la morte di Iovine e dopo numerosi arresti, il capo del clan e’ Francesco Schiavone, anch’egli arrestato per associazione di stampo mafioso il 25 aprile 1991, successivamente scarcerato con obblighi e resosi irreperibile, cosi’ come il suo vice, Francesco Bidognetti, arrestato il 20 dicembre 1993. Pur avendo rallentato notevolmente le proprie attivita’, il clan dei casalesi è ancora assai forte, specialmente se si tiene conto della polverizzazione degii altri gruppi camorristici nella provincia di Caserta. I casalesi, oltre ad esercitare la propria influenza nei comuni dell’aversano e nel mondragonese, hanno attivita’ anche fuori della Campania, giungendo fino all’Emilia Romagna.  3.15) I gruppi camorristici della provincia di Caserta sono numerosi ed ampiamente radicati. Nella zona di Sparanise e di Tulazio opera il clan Lubrano-Papa, tradizionalmente legato ai Nuvoletta di Marano (in provincia di Napoli). Le famiglie La Torre ed Esposito controllano Mondragone, Grazzanise, Sessa Aurunca, Carinola e Baia Domizia, spingendosi fino al basso Lazio. A Casapesenna e nei comuni vicini opera il clan Venosa-Caterino, che si e’ sottratto all’egemonia dei casalesi dopo la morte di Mario Iovine. A Caserta citta’ e’ presente il gruppo di Rosario Benenato. A Recale quello dei fratelli Antimo e di Giovanni Perreca. Gli esempi sin qui indicati non esauriscono la complessa geografia dei clan, ma sono sufficienti a mostrare il carattere accentuatamente pluralistico di questi insediamenti criminali. 3.16) I capi di numerosi clan operanti in provincia di Caserta tendono ad inserirsi in attivita’ economiche legali, nei settori del turismo, della intermediazione finanziaria e degli investimenti immobiliari. Si possono ricordare in proposito la gestione di stabilimenti balneari a Castel Volturno da parte di gruppi che fanno capo al clan dei casalesi e la gestione di supermercati nella citta’ di Sessa Aurunca da parte di imprenditori legati al latitante Mario Esposito, del clan Muzzone. 3.18) Oggi, in tutta la Campania, il gruppo camorristico più forte è quello di Carmine Alfieri. Il capo e’ detenuto ma i suoi uomini rispondono a Mario Fabbrocino, oggi latitante, la cui storia processuale e’ tanto singolare quanto signlficativa. Il 22 settembre 1987, mentre e’ detenuto nel carcere di Bellizzi Irpino, i suoi legali ne chiedono gli arresti domiciliari in clinica, dichiarando che il detenuto avrebbe pagato le spese del ricovero ed allegando certificazioni dalle quali risultava il suo gravissimo stato di salute. Il 6 ottobre successivo la Corte d’Appello di Napoli, su parere contrario della Procura, concede il beneficio richiesto senza disporre alcuna indagine sulle reali condizioni di salute del boss. Meno di un mese dopo, il 12 novembre, i difensori chiedono la liberta’ provvisoria e, in subordine, gli arresti domiciliari; allegano, tra gli altri motivi, le elevate spese di degenza in clinica che Fabbrocino si era peraltro accollato al momento della prima istanza. La procura esprime nuovamente parere contrario, ma la Corte d’Appello il giorno successivo all’istanza, concede gli arredi domiciliari. Alla rapidita’ della decisione corrisponde la prevedibile tempestivita’ della inusitata fuga. Il 14 novembre, poche ore dopo il provvedimento, Fabbrocino scompare di casa.*** Da quel momento è latitante. Avrebbe dovuto scontare la pena detentiva fino al 1999.


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